“Se Tokyo fosse colpita da un terremoto di magnitudo 8, cosa succederebbe?”
Non è il trailer di un disaster movie americano, ma il cuore di un anime giapponese tanto sobrio quanto potente.
Tokyo Magnitude 8.0 non offre combattimenti spettacolari, né eroi sovrumani.
Racconta una tragedia, con occhi da bambini e da adulti, senza bisogno di effetti speciali.
Il vero disastro è dentro, non fuori.
Una storia semplice, e proprio per questo devastante
La giovane Mirai, tredici anni e un bel po’ di rabbia repressa verso genitori e mondo, accompagna controvoglia il fratellino Yuki a una mostra di robot.
E proprio in quel momento, la terra trema. Ma non è una scossa passeggera. È un terremoto di magnitudo 8.0, uno di quelli che ribaltano non solo la città, ma le vite.
I due fratelli si trovano da soli, dall’altra parte della città, lontani da casa.
Inizia così un viaggio verso l’ignoto, accompagnati da Mari, una giovane donna, vedova, che cerca a sua volta di tornare dalla propria figlia e dalla propria madre.
Tre anime perse in una Tokyo distrutta.
Un anime “umano”
Ciò che colpisce è la sobrietà della narrazione.
Niente melodramma forzato, niente scene epiche.
Tutto è visto attraverso gli occhi di bambini normali, in una situazione fuori da ogni normalità. Il dolore, la paura, la speranza, sono reali.
A volte insopportabili. A tratti dolcemente ingenui.
La colonna sonora non sovrasta, accompagna.
L’animazione non stupisce per effetti, ma per coerenza.
Il dramma non è mai spettacolarizzato: è il dettaglio quotidiano a colpire, come uno zaino sporco, un edificio mezzo inclinato, un telefono che squilla a vuoto.
Il “viraggio” nel fantasy
Personalmente ho apprezzato moltissimo l’opera, anche se avrei evitato quel piccolo viraggio nel soprannaturale presente nella parte finale.
Una scelta comprensibile dal punto di vista narrativo (serve a dare un senso al trauma), ma che stona un po’ con la coerenza realistica mantenuta fino a quel momento.
Nonostante ciò, resta un colpo al cuore. Non cerchi il pelo nell’uovo quando hai ancora le lacrime agli occhi.
Spoiler? No, ma un avvertimento sì
Non è un anime da guardare con leggerezza. A un certo punto, quando credi di aver capito dove va a parare, l’opera ti colpisce allo stomaco.
Non tanto per cosa succede, ma per come te lo fa vivere.
Non con effetti o frasi fatte, ma con il silenzio.
Con una mano che non si stringe. con uno sguardo perso.
Non è un colpo di scena. È un colpo alla coscienza.
Se cerchi eroi invincibili, urla e mosse speciali, qui non troverai nulla del genere. Tokyo Magnitude 8.0 non salva il mondo. Lo racconta mentre crolla. E mentre lo fa, ti mostra cosa resta in piedi dentro le persone.
Un bambino. Una madre. Un gesto.
Non è un anime che ti cambia la vita, ma può cambiarti lo sguardo.
E oggi, avere uno sguardo più umano non è cosa da poco.
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