Problemi con i resi IKEA? Ecco la mia esperienza reale con rimborsi e carta regalo non richiesta
Acquistare online dovrebbe essere comodo. E se cambi idea? Basta fare il reso, no? Peccato che, se acquisti da IKEA, il processo può trasformarsi in una vera odissea.
Vi racconto cosa è successo a me: date alla mano, promesse mancate e un rimborso che… non è mai arrivato davvero.
Ordine, consegna e reso lampo
Il 21 luglio acquisto un prodotto dal sito IKEA. Tutto regolare: ordine confermato, consegna effettuata il giorno successivo, il 22 luglio.
Il 23 luglio – quindi nemmeno 24 ore dopo la ricezione – effettuo il reso: non avevo più bisogno dell’articolo.
Fin qui, nulla di strano. Accettano il reso, ma mi informano che il rimborso sarà di 46€ anziché i 51€ pagati, per coprire le spese di reso. Una scelta discutibile – specie per un’azienda come IKEA – ma almeno trasparente.
Il pacco rientra, ma il rimborso no
Il pacco viene riconsegnato nei loro magazzini il 3 agosto. Passano i giorni, nessun segnale del rimborso. Contatto l’assistenza (oltretutto solo tramite telefono e con tempi di attesa tutt’altro che “rapidi”) e inizia il primo rimpallo:
mi dicono che mi verrà emessa una carta regalo, quando io avevo espressamente richiesto un rimborso sul metodo di pagamento originale, come previsto dalla normativa europea in caso di recesso entro 14 giorni.
La risposta?
“Va bene, annulliamo la carta regalo. Le faremo il rimborso entro il 18 agosto.”
Promesse non mantenute
Arriva il 18 agosto. Nessun rimborso. Nessuna email. Nessuna notifica.
Contatto nuovamente il servizio clienti. E qui arriva la beffa finale: mi confermano che la carta regalo è stata emessa lo stesso, annullando di fatto la promessa del rimborso diretto.
Perché questo comportamento è scorretto?
- Il diritto di recesso è sancito dalla normativa europea (Direttiva 2011/83/UE): il consumatore ha diritto al rimborso completo, spese comprese, se restituisce l’articolo entro 14 giorni.
- Imporre una carta regalo invece di rimborsare direttamente non è accettabile, soprattutto se il cliente ha specificato la preferenza.
- La comunicazione è stata frammentaria e contraddittoria, con promesse non mantenute.
Un colosso… con un servizio clienti fragile
Che IKEA sia un gigante della distribuzione non è in dubbio. Ma proprio per questo ci si aspetta un servizio post-vendita più solido, preciso e rispettoso dei diritti del consumatore.
È legittimo voler restituire un prodotto. È normale aspettarsi il rimborso. È inaccettabile dover rincorrere l’assistenza per settimane solo per vedersi emettere una carta regalo mai richiesta.
E per di più, questa “carta reso IKEA” non è nemmeno comoda da utilizzare: non si può inserire al checkout come un normale codice sconto, ma va gestita come un metodo di pagamento separato, quasi fosse una carta di credito virtuale.
Insomma, un processo macchinoso e poco intuitivo, che scoraggia chi – come me – voleva solo una soluzione rapida e trasparente.
Considerazioni finali
Se da un lato apprezziamo la qualità dei prodotti IKEA e i prezzi accessibili (meno le derive pro-LGBT/Woke…), dall’altro esperienze come questa gettano ombre su come viene gestito il rapporto con il cliente dopo l’acquisto.
In un mondo sempre più orientato al customer care e alla semplicità d’uso, IKEA sembra essersi persa tra automatismi, mancanza di ascolto e una gestione dei resi poco trasparente.
E tu? Hai avuto problemi simili con i resi IKEA o altre aziende?
Scrivimelo nei commenti
Scopri di più da Gianluca Molina
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
